Facebook Wall

Grignetta-Fungo-Via Normale

Fungo

Via Normale

La via è molto facile e decisamente corta, anche se tortuosa e dall'avvicinamento complicato. Divertente solo l'ultimo tiro, l'unico che arriva al IV grado oltre che l'unico interamente su roccia veramente buona. Emozionante l'esposizione che si sente sul liscio traverso che caratterizza quest'ultimo tiro, dove una buona aderenza è fondamentale. La chiodatura è sicura. Nei primi tiri scarsa quanto sui normali tiri di III della Grignetta; oggi anche sul traverso dell’ultimo tiro - dove per decenni è stata fin troppo abbondante, con chiodi e spit alternati per tutta la sua lunghezza - si trovano solo un fix e un chiodo, e la vita risulta di poco più complicata per gli abituali scansafatiche amanti dell’artificiale, o per chi soffre di vertiggini. La roccia non è delle migliori, in modo particolare sul tiro centrale, dove si presenta molto friabile: attenzione, anche se le difficoltà sono molto basse.

Difficoltà: AD+ (un tratto di IV, prevalentemente III)
Sviluppo: 3 lunghezze, 80 m
Esposizione: NO
Chiodatura: buona, soste su resinati e anelli
Materiale: 6 rinvii, 1 corda

AvvicinamentoSi segue il sentiero della direttissima (n.8) fino al Canalone dei Piccioni, da dove sono ben visibili le guglie del gruppo del Fungo, ed in modo particolare la parete Est della Torre. Superato il Canalone dei Piccioni e raggiunto il crinale tra questo e il Canalone di Val Tesa, in corrispondenza di una selletta, si prende il sentierino che si stacca sulla sinistra e scende ripido per costeggiare la Torre Maria e la Portineria; raggiunto il Campaniletto lo si supera a sinistra continuando a scendere. Si raggiunge una piazzola sotto alla Torre (dove si trova l’attacco della via Corti, la più frequentata della guglia), quindi si segue la rampa a destra, che porta alla selletta tra questa e il Campaniletto. Sulla parete della Torre si trova una coppia di fix resinati, da utilizzare come assicurazione per il tiro di corda che segue: questo altro non è che il primo tiro comune alla via normale alla Torre e alla normale al Lancia e deve essere obbligatoriamente superato per portarsi all'attacco del Fungo, se non si vuole, in alternativa, superare la via Corti alla Torre (soluzione peraltro spesso adottata in uno dei più comuni concatenamenti di vie del gruppo). Si inizia ad arrampicare, perciò, alla base della spaccatura che divide Torre e Lancia. Il tratto è ovvio ed obbligato: si segue la spaccatura per tutta la sua lunghezza, fino a raggiungere il terrazzo nell'intaglio tra Lancia e Torre; il tiro non supera il IV, ma è spesso umido e scivoloso. Il tratto più delicato si trova proprio all'inizio. Due resinati nuovissimi permettono un'assicurazione a prova di bomba (non come il vecchio e provato cuneo di legno che fino a qualche anno fa si lasciava vedere nel mezzo della fessura). Raggiunto il terrazzino si fanno due calate dalla parte opposta, lungo uno stretto e lunghissimo canale. Due calate da 20 metri sono l'ideale - sosta intermedia su un comodo terrazzino; è possibile cavarsela con una singola calata lunga, ma oltre al fastidio di portarsi due corde si possono trovare problemi di scorrimento in recupero (è quasi impossibile che i nodi di giunzione non si incastrino in qualche fessura del canalino). Dopo le due calate si arriva in un tratto del canale quasi pianeggiante, dove si trova con facilità (resinato e bolli rossi) il punto di attacco della normale al Fungo. L1Dall'attacco è sufficiente seguire la linea di canalini e diedri che portano quasi in verticale fino alla sella tra Fungo e Lancia. Tutto il tiro è attrezzato da un paio di chiodi, ma le protezioni possono essere integrate facilmente su spuntoni e clessidre se lo si desidera, anche se le difficoltà non superano il III. L'unico passaggio degno di nota è il diedro a metà via, a sinistra di una placchetta liscia, comunque facile ed attrezzato proprio nel mezzo con un fix; attenzione alla maniglietta mobile in uscita. Lungo l'evidentissima linea di diedri si arriva sul culmine di uno speroncino, sotto ad un piccolo strapiombo: aggirandolo sulla sinistra (non lasciarsi tentare dalla facilità di risalita a destra) si arriva alla base degli ultimi metri di rampa che conducono fino alla sella. Iniziare qui a fare attenzione allo stato di friabilità della roccia, che peggiora di anno in anno. Ultimamente le cose sono state migliorate da una minima opera di cementificazione delle spaccature più pericolose. Per la sosta si sfruttano un paio di fix nuovi, un po' nascosti, piantati sul lato sinistro (ovest) del primo risalto di roccia in direzione del Lancia. L2Dalla sosta si sale semplicemente lungo le roccette molto facili ma malsicure della crestina che collega la sella alla testa del Fungo. La cresta è elementare tranne che in un punto, a metà via, dove deve essere superata una paretina verticale di un paio di metri, contraddistinta da un grosso fittone di metallo, affiancato a poca distanza da un nuovo fix che può essere usato per assicurazione; risalirla obliquando verso sinistra, dove si trovano le manigliette migliori. Si arriva velocemente al grosso e comodo terrazzo proprio sotto al gran tetto del Fungo. Sosta su un bell'anellone. Fare moltissima attenzione alla roccia, lungo questo tiro: ogni anno frana qualcosa di nuovo ed il tratto è molto friabile e delicato. Ultimamente è stato fatto del disgaggio ed è stato impiegato parecchio cemento e resina per saldare le fratture peggiori, ma la sicurezza non è mai sufficiente.

Testa del torrione (L3), dal Lancia

L3L'ultimo tiro è l'unico veramente divertente della via. Dalla sosta si risalgono i grossi blocchi della parete del Fungo piegando in diagonale verso destra. Muoversi con cautela nei primi metri perchè i grandi lastroni di roccia su cui si sale risuonano in modo sinistro; anche qui alcuni blocchi sono stati recentemente cementati per renderli più sicuri; la faccia negativa di questa operazione di saldatura è il fatto che la resina che riempie la maggior parte delle fessure toglie all’arrampicatore anche la maggior parte delle maniglie… Si arriva ad aggirare lo spigolo per portarsi sulla parete ovest, molto esposta. Il punto d'uscita non è obbligato; meglio, però, restare sul filo dello spigolo fino all'altezza del primo chiodo, all’inizio del traverso; una fettuccia su uno spuntone a metà strada può restituire la sicurezza perduta nel momento del primo impatto con la paretina del traversino, eccezionalmente suggestiva ed impressionante. Ricordarsi di non avventurarsi in parete troppo presto: inutile e difficile anticipare l’inizio del traverso. Una volta lasciato lo spigolo si segue una coppia di cengette bombate, appena accennate, una utile alle mani, una ai piedi, che portano in orizzontale verso destra in un lungo traverso; si sfruttano in modo particolare le irregolarità della spaccatura superiore, più evidente. Un solo secondo chiodo, quasi al termine del traverso, indica la direzione obbligatoria. Il traverso ha termine in corrispondenza di un evidente spaccatura che sale in verticale verso la testa del torrione: è bello abbandonare la liscia bombatura della parete in favore delle maniglie della spaccatura. In pochi metri si arriva alle facili roccette della cima, che si seguono fino all'anello di sosta. Un secondo anello, poco più alto, si sfrutta per la successiva calata, e si trova sul lato della testa che dà verso il Lancia. Attenzione a come ci si muove negli ultimi metri del tiro, perché la particolare linea di salita costringe la corda ad angoli che non la lasciano scorrere molto bene. DiscesaDall'anello di calata si fa una breve doppia - una decina di metri, la maggior parte nel vuoto - fino al terrazzo di partenza dell'ultimo tiro. Da qui si prosegue in arrampicata (delicata a causa delle roccette friabili) scendendo lungo il secondo tiro della via, fino alla sella tra Fungo e Lancia. Il primo che scende può essere calato facilmente da chi assicura alla sosta. Il fittone di metallo a metà tiro può essere utile anche in discesa. Una valida alternativa, seguita da alcuni, può essere quella di effettuare una unica lunga doppia dalla cima fino alla sella; ci si deve adattare a passeggiare per un po’ scomodi con la doppia in mano. Una volta alla sella, il modo più semplice e veloce per concludere il ritorno consiste nel proseguire attraverso la via Accademici (IV) fino in cima al Lancia e quindi calarsi da qui con un altro paio di doppie corte fino al punto d’attacco. L'alternativa consiste nel scendere di nuovo sul fondo del canale e quindi nel risalirlo in arrampicata, ma l'impresa è decisamente più complicata, lenta, lunga e pericolosa, a causa dei sassi mobili che lo infestano e del traffico decisamente maggiore che generalmente lo attraversa.

Iscrizione Mailing List

Iscriviti alla mailing list per rimanere sempre aggiornato sulle novità SHERPA.


Ricevi HTML?

Il trattamento della mail è strettamente riservata all'invio di offerte, eventi e informazioni sui prodotti.
Joomla Extensions powered by Joobi

Login Form