La Via di Mauro - Rocca Sbarua 7c+ (Prima libera di Federica)

UNA VIA PER RICORDARE UN COMPAGNO, UN REGALO BELLISSIMO PER CHI LA SCALA , UNO SCENARIO SPLENDIDO …

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Questa è solo una piccola introduzione alla Via di Mauro , ultima ad essere stata liberata in Sbarua di quelle

chiodate anni e anni fa.

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La Via di Mauro, così chiamata da Rebola il suo apritore, è la linea che parte sulla destra delle placche gialle, oltre la Guido Rossa , ancora più interessante , ancora più bella.

Ho iniziato a frequentare questo posto un anno fa, mi avevano portato dicendo che era un posto con roccia

splendida e piacevole per scalarci l’inverno, però mi dissero che non c ‘erano grandi difficoltà.

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Chi mi ha detto quello penso non abbia mai stretto una presa o spalmato un piede su un granello di roccia

della Sbarua. Non esiste il semplice, sulle pareti assolate della Sbarua ti metti in gioco anche su un 6a (in

particolar modo se è in fessura!).

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Quando ho salito la Guido Rossa, la via che taglia a metà le placche gialle, sono rimasta sbalordita dalla

difficoltà di una via in placca anche se gradata al massimo 7b+ e naturalmente dalla qualità della roccia,

compattissima e difficile da leggere.

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Salire in libera la Guido Rossa è stata per me già una grande soddisfazione.

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Non sapevo che ci fosse una via ancora più interessante sulla mia destra che attendeva qualcuno per essere

liberata. A raccontarmene è stato il suo stesso creatore, Rebola, un giorno che lo incontrai in Rifugio Casa

Canada dopo aver scalato a pochi metri di distanza da lui durante la giornata soleggiata alle placche gialle.

E così, pochi giorni dopo ,prese il via il nostro assalto alla Via di Mauro.

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Federica

Erano i primi giorni di dicembre, di quelli che sembra di essere ancora ad agosto, io e Piergiorgio attacchiamo la via scegliendo un approccio del tutto relax portandoci dietro tutto il materiale e dei viveri di conforto nel saccone ( in questo caso erano rappresentati da tarallucci e vino bianco). Il nostro scopo era quello di studiare bene tutti i tiri e pulirli dall’enorme quantità di lichene che si era formato nel lungo tempo che nessuno l’aveva mai provata e dopodiché tornare un giorno per liberarla.

Per fortuna le singole lunghezze si rivelarono quasi subito ai nostri occhi e alle nostre braccia, una dopo l’altra.

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Man mano che si saliva i tiri diventavano sempre più tecnici e fisici allo stesso tempo , fino ad arrivare all’ultimo di più largo respiro dove per capire la sequenza giusta dovevi per lo meno avere i segni sulle prese.

Così progredendo in alternata arriviamo sulla cima delle placche gialle, su una cengia illuminata dagli ultimi tiepidi raggi di sole e abbastanza grossa per ospitarci entrambi.

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Mangiamo e beviamo un sorso di vino per poi calarci prima che faccia buio, felici di aver risolto tutti i movimenti dei tiri più difficili e soprattutto di essere lì ad ammirare lo spettacolo del Monviso, il Re di Pietra, che si staglia nel cielo al tramonto .

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La settimana dopo saremmo stati di nuovo lì per tentare la libera e segnare di magnesite indelebile quelle prese che magari finalmente potranno essere il campo di gioco di molti arrampicatori.

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Come per la Guido Rossa, un altro gioiello della Sbarua che vale la pena accarezzare.

Qualche giorno dopo…

Piergiorgio

Un’altra giornata di dicembre che sa di primavera in Sbarua. Per nostra fortuna oggi c’è un alito di vento che smuove qualche foglia.

Fede si prepara a partire sul primo tiro, la vedo scalpitante. Appena il tempo di mettere la corda nel grigri ed ecco che è già al primo spit.

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Scala, riposa, fa strane spaccate tra i diedri, arcua le croste e senza un minimo segno di incertezza raggiunge la sosta del 7a+.

 

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Arrivo anche io in sosta, ci scambiamo un sorriso di intesa e ,presi i rivii, eccola che riprende la scalata verso la prossima catena.

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Questa volta in gioco c’è un 7b+ molto intenso. A caratterizzarlo è un blocco fuori da un piccolo tetto che non permette incertezze, il resto si tratta di scalare tenendo a bada la ghisa su delle prese ridicolosamente piccole.

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Fede riesce a passarlo in libera al 2° tentativo per colpa di un errore sulla sequenza .

Siamo alla 2° sosta sotto al tiro chiave della via e l’eccitazione sale.

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Si ripete la stessa scena, lei scala mettendo rinvio dopo rinvio, finchè sul passo chiave manca la presa di uscita e precipita seguita da un grido di frustrazione: “ Noooooooooooooo!!!!!!!”

Risuona in tutta la Sbarua; da Casa Canada si alzano degli incitamenti, c’è gente che assiste allo spettacolo.

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Il giro dopo passa senza più troppi problemi e con i miei incitamenti di sottofondo scala l’ultimo tratto di placca verticale aggrappandosi con tutta la pelle rimasta sui polpastrelli alle prese che si fanno sempre più microscopiche.

Questa volta l’urlo che echeggia in Sbarua è di gioia. Il tiro chiave è stato finalmente liberato!

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Quando arrivo anche io alla sosta dove lei se ne sta appollaiata a recuperarmi , ridacchiando dice : “ Ho scalato 8a più facili di questo 7c+”.

Ormai il dado è tratto e manca solo il 7a finale, poi saremmo andati a Casa Canada a festeggiare la buona riuscita con dell’altro vino.

Sono io stavolta ad affrontare l’ultimo tiro e solo dopo essermi ricalato in sosta, faccio partire Fede per farle completare l’opera.

Sono convinto che l’ultimo tiro sia il più estetico di tutti: un traverso in placca leggermente appoggiata seguito da un diedro in strapiombo e con ribaltamento alla fine per arrivare in catena.

Il tutto con la cornice delle alpi e lui, il Monviso, che toglie il fiato soprattutto quando viene sera….

Foto : Federico Ravassard Outdoor Photography e Piergiorgio Lotito

Sponsor : Ferrino, Rockslave , Wildclimb ,Petzl , Adidassporteyewear , SHERPA

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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